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Origami e piccolo artigianato dal Carcere di Bologna

Dal 20 al 31 ottobre 2025 – Biblioteca Salaborsa, Piazza del Nettuno 3

Discorso di presentazione

di M. Caterina Bombarda, Presidente A.Vo.C. odv

Buon pomeriggio a tutte e a tutti,

oggi è una giornata davvero importante per la nostra associazione, perché finalmente diamo risalto a un percorso che ha richiesto tempo, dedizione e fiducia. Dopo un anno di attività per il laboratorio di piccolo artigianato e due anni di lavoro per quello di origami, possiamo condividere con la città il risultato di questi progetti di reinserimento sociale delle persone detenute nella Casa Circondariale Rocco D’Amato – Dozza.

Prima di entrare nel merito, desidero salutare e ringraziare le persone che hanno accolto il nostro invito e che oggi sono qui con noi:

  • Matilde Madrid, assessora al Welfare del Comune di Bologna,
    Antonio Ianniello, Garante per i Diritti delle Persone private della Libertà personale del Comune di Bologna,
  • Annalisa Faccini, direttrice dell’Area Coesione Sociale di ASP Città di Bologna 
  • Sara Buttura, referente per la Cooperativa Sociale Società Dolce

Grazie davvero per la vostra presenza e per la collaborazione preziosa che ci avete offerto in questo cammino.

Questa mostra può sembrare, a prima vista, una piccola goccia nell’oceano. E forse lo è. Ma è proprio nelle piccole cose che si misurano i passi concreti verso il cambiamento.
Gli origami di carta e le opere in legno che vedete qui non sono semplici oggetti: sono il frutto di un percorso di formazione, ascolto e fiducia, nati nei laboratori promossi da A.Vo.C. in collaborazione con il Consorzio l’Arcolaio e la Cooperativa Società Dolce, nell’ambito del progetto “Territori per il Reinserimento”, finanziato dalla Cassa delle Ammende Regione Emilia-Romagna e il Comune di Bologna.

Desidero ringraziare in particolare Carolina Sifontes, mediatrice culturale che ci ha seguito con grande dedizione in tutta la fase di progettazione e i nostri soci volontari, tra loro: Fabio Berlanda, responsabile dell’area progetti di A.Vo.C., per l’impegno costante, Giacomo Marchesini, mente creativa del laboratorio di piccolo artigianato e Tobia Collodet.

Come dicevo, il valore di questi laboratori è anche nel contesto da cui provengono.
Il laboratorio di piccolo artigianato, dedicato alla costruzione del plastico in legno delle Due Torri di Bologna, ha coinvolto i giovani adulti detenuti nella fascia tra i 20 e i 25 anni. Si tratta di persone spesso caratterizzate da percorsi di detenzione brevi e discontinui, soggette a quello che chiamiamo fenomeno delle porte girevoli: entrate e uscite dal carcere che rendono difficile costruire un progetto di vita stabile.
Per loro, partecipare a un laboratorio di artigianato significa non solo imparare un mestiere, ma anche contribuire simbolicamente alla città, scegliendo di rappresentare proprio le Torri di Bologna: un segno di appartenenza, un modo per dire “ci siamo anche noi”.

Diverso ma altrettanto importante è il laboratorio di origami, attivo da due anni nella sezione protetti della Dozza.
Parliamo di persone che vivono in una condizione di maggiore isolamento per motivi di sicurezza, e che spesso portano su di sé un forte stigma sociale. Con loro abbiamo costruito una relazione a partire da un gesto semplice: piegare la carta insieme.
Attraverso gli origami modulari si è creata una dimensione di serenità, di ascolto reciproco, di umanità. Molti dei lavori realizzati vengono donati ai volontari, agli operatori, alle famiglie. È un modo per comunicare, per sentirsi ancora parte di una comunità.

Il laboratorio oggi prosegue in autonomia: ogni giovedì, nella saletta di socialità del carcere, le persone detenute si ritrovano per creare figure sempre più complesse. E noi volontari, quando possiamo, siamo lì con loro — per condividere un po’ di tempo, di parole e di silenzio.

Credo che sia proprio questo il senso profondo del nostro impegno: costruire ponti di relazione tra mondi che troppo spesso restano separati.
Dietro ogni piega e ogni tavoletta di legno c’è una storia di riscatto, un gesto di fiducia, un desiderio di ricominciare.

Vi ringrazio di cuore per essere qui oggi e per l’attenzione che dedicate a queste esperienze.
Ora passo volentieri la parola ai nostri ospiti, che ci aiuteranno a raccontare da diverse prospettive il valore e il significato di questo percorso.

Bologna, 25/10/2025

ALMENO QUELLO CHE GIÀ C’È…

Comunicato stampa sul trasferimento di giovani detenuti presso il carcere “Dozza” di Bologna

La notizia del trasferimento al carcere della Dozza di giovani adulti dell’Istituto Penale Minorile ‘Siciliani’ (Pratello), assieme ad altri giovani provenienti da altre carceri del Paese, con conseguente impatto riorganizzativo sulla struttura ospitante e soprattutto sulle persone ospitate, ci inquieta insieme a loro e ci riempie di preoccupazione.

Mentre ci risulta certa e già avvenuta la firma del provvedimento da parte del Ministro Nordio, la scarsità d’informazioni su quello che succederà e sulle modalità di attuazione ci sollecita a far sentire la nostra voce.

Non siamo dentro i processi decisionali, ma siamo dentro il contesto che si occupa stabilmente e con modalità varie del fatto che il periodo della detenzione per ciascuno, giovane o adulto, corrisponda alla realizzazione del dettato della Costituzione Italiana con particolare riferimento all’art.27.

Ci occupiamo di accoglienza, cura, scuola, formazione, lavoro, tempo libero, cultura, rapporti parentali… attraverso percorsi di accompagnamento delle persone in vista di una rigenerazione che dia senso al tempo della loro restrizione e sia significativa per un futuro buono, nella convinzione che la sicurezza della società è garantita soprattutto da persone pienamente consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri: tutti cittadini, nessuno escluso, a maggior ragione quelli con riduzione attuale della libertà personale.

I trasferimenti non sono necessariamente provvedimenti negativi, ma è impensabile e ingiusto che i criteri per realizzarli si fondino esclusivamente sulle quantità delle persone da trasferire e sui metri quadrati disponibili (anche non disponibili!!!). Gli stessi trasferimenti interni comportano costi umani oltre che organizzativi.

Le persone non sono entità da prelevare nella loro singolarità da un ambiente e da immettere in un altro, disinteressandosi del contesto vitale che fin qui li ha sostenuti e delle proposte di accoglienza e di accompagnamento che si possono offrire nel nuovo inserimento.

Sulla ricchezza di opportunità attualmente a disposizione delle istituzioni penitenziarie cui facciamo riferimento ci sono investimenti importanti in termini di risorse, competenze, persone dedicate. Non solo le città sede di carcere e le Istituzioni varie, ma anche organismi privati sono coinvolti per garantire continuità e spessore ad azioni di costruzione dell’agio delle persone ristrette. C’è una convinzione che collega tutto questo dispiegarsi di potenzialità: il carcere è società e questo mette in campo ed esige una reciproca responsabilità. Restituire alla società una persona che, dopo la detenzione, abbia goduto di percorsi formativi, lavorativi, appreso relazioni sane è un ‘vantaggio’ per l’intera società. 

D’altro canto, negare o interrompere tali opportunità attuando solo interventi contenitivi, oltre a disumanizzare la persona detenuta, disumanizza l’intera società.

In particolare, per usare le parole del presidente Mattarella: I detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti” (dal Discorso di fine anno 2024 del presidente Sergio Mattarella).

Se ovviamente è compito dell’Amministrazione competente – e non di altri – programmare, decidere, attuare, riteniamo che eludere completamente la comunità civile che opera nelle carceri, oltre che irriguardoso, sia anche scarsamente efficace e poco lungimirante.

Chiediamo all’Amministrazione penitenziaria che alle persone in procinto di essere trasferite siano garantite ospitalità adeguata e continuità dei percorsi di cui hanno fruito precedentemente, creando anche le condizioni perché tutto questo sia possibile.

Immaginiamo che perché questo sia realizzabile serva anche del tempo: noi garantiamo la massima disponibilità di collaborazione e anche di ricerca di ulteriori mezzi per far ”atterrare” un progetto sensato per tutti. Sì, perché di progetto si deve parlare e, in ogni caso, ad un progetto occorre mettere mano. Rispettoso della dignità delle persone.

Noi, operatori e volontari che lavorano negli Istituti di pena e sul territorio, divulgheremo questi pensieri, le nostre reti sono ricche di contatti: non accontentatevi del semplice potere che avete di andare avanti comunque. I rapporti di forza non costruiscono mai “cose” buone e durature. «Ciò che viene costruito sul fondamento della forza e non sulla verità riguardo alla pari dignità di ogni essere umano incomincia male e finirà male» (papa Francesco ai vescovi USA 10.02.2025).

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Acli Provinciali di Bologna APS

Albero di Cirene

Associazione C.I.M.F.M.

AvoC (Ass.Volontari Carcere)

Cappellania Carcere ‘R.D’Amato’

Cefal

Coordinamento Carcere Navile

IIPLE

L’AltroDiritto

Liberi di Studiare

Liberi dentro – Eduradio

Penny Wirton Faenza

Poggeschi per il carcere

Osteria Formativa Brigata del Pratello

Sport libera tutti

UISP

Uva passa

Lista in aggiornamento