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Un ponte di colore tra carcere e città

Quando un muro smette di separare e diventa un luogo d’incontro

Ci sono muri che servono a separare.
E poi ci sono muri che possono diventare luoghi da attraversare con lo sguardo, con la fantasia, con le parole.

È da questa idea che nasce “Un ponte di colore tra Carcere e Città”, il progetto che A.Vo.C. – Associazione Volontari Carcere ODV sta sostenendo insieme al Quartiere Navile e che vuole portare l’arte fuori dalle mura della Dozza, trasformando un anonimo cavalcavia di via Ferrarese in un segno concreto di incontro tra due parti della stessa comunità.

Perché Bologna non è fatta soltanto delle strade che percorriamo ogni giorno.

C’è anche una “città di dentro”, quella che vive dietro le mura del carcere: persone, storie, fragilità, ma anche capacità, creatività, desiderio di imparare e di sentirsi ancora parte di una comunità.

E c’è la città di fuori, quella che passa accanto a quelle mura spesso senza sapere cosa accade dall’altra parte.

Il progetto nasce per avvicinare queste due città.

Un murale per dare forma a un ponte

L’idea è semplice e, proprio per questo, potente: realizzare un grande murale, 6 metri per 3, sotto il cavalcavia ferroviario di via Ferrarese, nel quartiere Navile.

A idearlo e realizzarlo saranno un gruppo di persone detenute della Casa Circondariale della Dozza insieme all’artista Fabio Del Monte, in arte Fabieke, attraverso un percorso di formazione e di lavoro condiviso.

Prima ci sarà il laboratorio dentro il carcere: quattro incontri dedicati al disegno, alle tecniche del writing, all’uso dei materiali e dei colori.

Ma non sarà soltanto un corso di street art.

Sarà un’occasione per imparare a lavorare insieme, confrontarsi, mettere in comune idee e capacità e trasformare un pensiero individuale in un’opera collettiva.

Poi arriverà il momento più importante: uscire dalle mura del carcere e portare quel lavoro nello spazio pubblico.

Nel mese di novembre, i partecipanti, a piccoli gruppi, contribuiranno alla realizzazione del murale sotto la guida dell’artista. Saranno loro, questa volta, a lasciare un segno visibile nella città.

Il muro che diventa ponte

Abbiamo scelto proprio un ponte perché ci è sembrata la metafora più bella per raccontare ciò che facciamo ogni giorno.

Un ponte collega ciò che è separato.

Permette di andare verso l’altra parte.

E soprattutto permette di incontrarsi.

Quel cavalcavia di via Ferrarese è già, fisicamente, un punto di passaggio tra luoghi della città e le strade che conducono verso la Dozza. Per questo vogliamo trasformarlo in qualcosa di più di un semplice attraversamento.

Vogliamo che diventi un luogo capace di raccontare che anche chi vive dentro il carcere può contribuire alla vita della città.

Il murale sarà la parte più visibile del progetto. Ma il vero cambiamento sarà quello che non si vedrà immediatamente.

Sarà nello sguardo di chi passerà sotto quel ponte e saprà che quell’opera è stata realizzata da persone detenute.

Sarà nella possibilità, per chi ha partecipato, di sentirsi riconosciuto non soltanto per la propria condizione di detenuto, ma per ciò che sa fare, per ciò che ha imparato, per ciò che ha saputo creare.

Sarà nell’idea che la pena non deve cancellare la persona né interrompere il legame con la comunità.

Perché abbiamo bisogno di tutti

Per realizzare il progetto sono necessari 7.500 euro.

Il Quartiere Navile contribuirà con 1.000 euro e A.Vo.C. con altri 1.000 euro. Restano da raccogliere 5.500 euro, necessari per sostenere il workshop, gli strumenti per la formazione, le vernici e tutti i materiali indispensabili alla realizzazione dell’opera.

Per questo abbiamo scelto di affidare una parte importante del progetto al crowdfunding.

Perché anche questa volta vogliamo che il ponte sia costruito insieme.

Ogni donazione, grande o piccola, è un passo.

Non chiediamo soltanto di finanziare un murale.

Chiediamo di sostenere un’idea: che una persona possa imparare, esprimersi, assumersi una responsabilità e lasciare qualcosa di bello alla comunità anche durante il periodo della detenzione.

Chiediamo di credere che l’inclusione non sia una parola astratta, ma qualcosa che può prendere forma concreta.

Anche attraverso un muro.

Quando passeremo sotto quel ponte

Immaginiamo già quel momento.

Una persona che passa sotto il cavalcavia di via Ferrarese, alza gli occhi e vede il murale.

Forse non saprà i nomi delle persone che lo hanno realizzato.

Forse non conoscerà le loro storie.

Ma saprà che quelle persone, per qualche giorno, sono uscite dalle mura della Dozza per lavorare insieme a un artista e per lasciare un segno nella città.

E forse si fermerà a guardare.

È questo che vorremmo accadesse.

Perché un ponte non serve soltanto ad arrivare dall’altra parte. Serve a ricordarci che dall’altra parte c’è qualcuno.

E allora quel murale sarà molto più di colore su un muro.

Sarà un messaggio, una possibilità, un gesto di fiducia.

Sarà, davvero, un ponte tra il carcere e la città.

Aiutaci a costruirlo

Il crowdfunding è aperto fino al 28 settembre 2026.

Puoi sostenere il progetto con una donazione sulla piattaforma Idea Ginger. Sono previste diverse modalità di sostegno, a partire da 5 euro, e ogni contributo contribuirà alla realizzazione del laboratorio e del murale.

Non importa quanto. Importa esserci.

Perché un ponte, per essere costruito, ha bisogno di tanti piccoli passi.

👉 Sostieni “Un ponte di colore tra Carcere e Città” e aiutaci a portare un po’ di quel colore fuori dalle mura.

Sostieni il progetto su Idea Ginger

Grazie a chi ci sarà.
Grazie a chi donerà.
Grazie a chi condividerà.

Perché anche condividere un’idea significa, a volte, iniziare a costruire un ponte.

Ramadan in carcere: il volontariato come ponte di dignità, diritti e riconoscimento

di Maria Caterina Bombarda

Come ogni anno, anche nel 2026 AVOC partecipa con convinzione e continuità all’iniziativa di sostegno alle persone detenute in occasione del mese di Ramadan, che quest’anno si svolgerà dal 17 febbraio al 19 marzo 2026.
Un impegno che non nasce dall’emergenza, ma dalla scelta consapevole di esserci, nel tempo, accanto a chi vive la detenzione in una condizione di particolare fragilità.

L’iniziativa è realizzata insieme al Coordinamento Carcere Navile, al Quartiere Navile, a Empori Case Zanardi – Comune di Bologna, alla Comunità Islamica di Bologna, Associazione Uva Passa e a Islamic Relief, in collaborazione con l’Ufficio del Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale. Una rete ampia e plurale, che dimostra come il carcere non sia un mondo separato, ma uno spazio che interroga la responsabilità collettiva.

Un dato che interpella

Secondo il Rapporto Antigone, al 31 marzo 2024 i detenuti stranieri presenti nelle carceri italiane erano 19.108, pari al 31,3% della popolazione detenuta complessiva. Una percentuale significativa, che invita a riflettere non solo sulle condizioni materiali della detenzione, ma anche sulle dimensioni identitarie, culturali e religiose che la attraversano.

Per molti cittadini stranieri, vivere in un altro Paese significa mettere continuamente in discussione la propria identità. In questo contesto, il concetto di “integrazione” rischia talvolta di essere percepito come una rinuncia alla propria storia, alla propria lingua, alla propria fede.
Questa tensione si accentua in carcere, dove la privazione della libertà si somma alla distanza dalla famiglia, alla barriera linguistica e alla difficoltà di comprendere il sistema giuridico e penitenziario.

Un gesto concreto che parla di diritti

È dentro questo quadro complesso che si inserisce l’iniziativa per il Ramadan. Come segno concreto di vicinanza, sostegno e attenzione, particolarmente importante per le persone più vulnerabili, verrà distribuita una sporta di alimenti contenente, tra le altre cose: olio, latte, riso, legumi, biscotti, datteri, succhi e tè.

Le sporte saranno destinate a 250 persone adulte detenute alla Dozza e a tutti i 50 ragazzi detenuti al Pratello.
Ogni partner contribuisce mettendo a disposizione risorse economiche o beni alimentari; AVOC, da sempre impegnata in questa iniziativa, si occuperà dell’acquisto degli alimenti mancanti, confermando una presenza costante e affidabile.

Il valore del volontariato

Questa iniziativa non è solo una distribuzione di beni materiali. È un gesto che riconosce la dignità delle persone, il loro diritto a vivere la propria fede, la propria identità e il proprio tempo di detenzione senza essere ridotti a numeri o categorie.
È un modo concreto per dire che il carcere riguarda tutti e che il volontariato, quando è continuo e condiviso, può diventare un ponte tra dentro e fuori, tra istituzioni e società civile, tra differenze che non devono trasformarsi in distanza.

📍 Luogo di confezionamento
Via Pallavicini 13, Bologna – Sala Verde

🗓 Giorni e orari

  • Lunedì 3 febbraio: dalle 15.30 circa – scarico dei prodotti
  • Martedì 4 febbraio: dalle 9.30 circa – confezionamento delle sporte
    👉 giornata fondamentale: servono molti volontari per concludere il lavoro in giornata
  • Mercoledì 5 febbraio: carico dei pacchi e consegna ai due istituti
    👉 servono volontari anche per lo scarico all’interno dei carceri

Partecipare significa fare spazio. E, insieme, rendere il carcere un luogo un po’ più umano.