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Scuola e carcere: quando l’incontro cambia lo sguardo

Quando il carcere entra in classe

Cosa succede quando il carcere entra in classe? Non come argomento astratto, ma attraverso voci, volti, storie reali. È da questa domanda che nasce Scuola Carcere, il progetto sostenuto dall’Associazione Volontari per il carcere AVOC nelle scuole superiori di Bologna: un’esperienza che rompe schemi, apre dialoghi e lascia un segno profondo negli studenti.

Non si tratta di una lezione tradizionale. Non ci sono solo numeri, norme o descrizioni del sistema penitenziario. Al centro c’è l’incontro: tra giovani e adulti, tra chi vive fuori e chi ha conosciuto il carcere, tra pregiudizi e realtà.


Le voci di chi c’era

A raccontarlo sono Paolo Ferratini e Gabriella Fenocchio, che hanno preso parte agli incontri portando la loro esperienza.

Per Paolo Ferratini, il progetto ha avuto anche un significato personale particolare:
“Nel mio caso si è trattato di un’esperienza particolare, perché l’incontro si è svolto nella scuola che ho lasciato pochi mesi fa e dove ho insegnato per un quarto di secolo. Tornarci in altra veste mi ha permesso di guardare alle cose di sempre con un occhio diverso, più distante ma non per questo meno partecipe.”

Un ritorno che si è trasformato in scoperta. Anche grazie a un dettaglio apparentemente secondario: il cambio di aula.
“Lo spostamento nella più ridotta aula video ha consentito infatti una interazione molto più immediata, annullando quelle distanze fisiche che spesso ostacolano il dialogo.”

E il dialogo, in effetti, è il cuore dell’esperienza. Dopo una breve introduzione, sono le testimonianze degli ex detenuti a catalizzare l’attenzione. E soprattutto, sono le domande degli studenti a fare la differenza.
“Ci ha positivamente sorpreso la quantità di domande… talvolta anche ‘scomode’… a cui i testimoni hanno risposto senza reticenze.”

Domande dirette, senza filtri. Risposte altrettanto dirette. È qui che qualcosa cambia: il carcere smette di essere un’idea lontana e diventa una realtà complessa, umana, difficile da semplificare.

E l’effetto non si esaurisce in quelle due ore.
“Una collega ci ha raccontato che la lezione successiva non era possibile parlare d’altro… Dalla discussione è emersa anche l’opinione… che l’incontro sia stato uno dei momenti più significativi dell’intero percorso scolastico.”

Per Paolo, il senso è chiaro:
“È importante passare dalle scuole per educare i cittadini di domani ad una conoscenza matura del sistema penitenziario, sottratta alle distorsioni mediatiche e ai luoghi comuni.”


Riconoscersi nell’altro

Anche Gabriella Fenocchio sottolinea il valore di questo tipo di esperienza, soprattutto quando inserita in un percorso più ampio che può includere anche la visita al carcere. Ma ciò che colpisce davvero è la trasformazione che avviene durante l’incontro.

“Dopo alcune diffidenze iniziali, il confronto si apre a domande sempre più dirette e personali… a cui corrispondono racconti altrettanto schietti.”

È un processo graduale, ma evidente. Gli studenti partono spesso da una distanza, da un’idea di “alterità”. Poi qualcosa si incrina.

“Si legge con nettezza nei loro sguardi, il riconoscimento di una comune umanità che non avrebbero pensato di trovare.”

È forse questo il passaggio più potente: quando il “diverso” smette di esserlo. Quando il detenuto non è più una categoria, ma una persona.

Gabriella, con lunga esperienza nel mondo della scuola, non ha dubbi sull’unicità di questi incontri: “Del tutto eccezionali sono l’attenzione, la partecipazione e l’intensità con cui gli studenti vivono le due ore.”

E individua un elemento chiave: la forza della testimonianza.
“Una cosa è ascoltare chi insegna ciò che è ‘giusto’ e ciò che è ‘sbagliato’, tutt’altra è ricevere messaggi analoghi da chi sulla propria carne ha fatto esperienza della colpa.”

È una forma di apprendimento che non passa solo dalla mente, ma anche dall’empatia, dal confronto, dal mettersi in discussione.


Un’esperienza che lascia il segno

Le riflessioni degli studenti, raccolte dopo l’incontro, vanno proprio in questa direzione:
la revisione degli stereotipi, la comprensione della complessità della colpa e del percorso di cambiamento, la scoperta — forse inattesa — di trovarsi di fronte, alla fine, a “persone come loro”.

Scuola Carcere non offre risposte semplici. Ma apre domande importanti. E soprattutto costruisce uno spazio raro: quello in cui è possibile ascoltare davvero, senza pregiudizi.

È lì che nasce una consapevolezza nuova. Ed è da lì che può partire, forse, anche un modo diverso di guardare alla giustizia, alla pena e alla società.

“Dona la spesa”: una giornata di solidarietà in COOP per i detenuti

Si è conclusa oggi con “Dona la spesa” una delle esperienze di generosità più emozionanti dell’anno.
Presso la Extracoop Centro Nova di Castenaso, abbiamo partecipato alla raccolta solidale di materiale scolastico che come AVoC abbiamo destinato alle persone detenute che frequentano percorsi di studio all’interno del carcere.

Fin dal mattino, tantissimi volontari si sono alternati davanti ai carrelli, accogliendo con un sorriso i cittadini che, con grande disponibilità, hanno deciso di donare quaderni, penne, matite, astucci e tutto ciò che può servire per studiare.
Abbiamo chiacchierato con le persone, spiegato il progetto e riempito scatoloni ordinati che andranno nei nostri magazzini per essere poi distribuiti alle associazioni amiche e soprattutto a chi, detenuto, sta cercando di ricostruire il proprio futuro attraverso l’istruzione.

Perché il materiale scolastico è così importante in carcere

Studiare in carcere non è facile. In Italia, solo una piccola percentuale dei detenuti riesce a frequentare l’università (circa il 3% a livello nazionale).
Le adesioni ai corsi di scuola media e superiore sono più alte, attorno al 34%, ma restano comunque una sfida che richiede grande impegno da parte dei Centri per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), degli insegnanti e dei volontari che li sostengono.

Quaderni e penne possono sembrare dettagli, ma per chi vive dietro le sbarre sono strumenti di libertà: servono per fare i compiti, prendere appunti, preparare un esame o un diploma di scuola media, superiore e, in alcuni casi, persino per accedere a un percorso universitario.

Un gesto di speranza

Ogni quaderno lasciato nel carrello oggi è stato un gesto di speranza.
Speranza che, anche dopo la prova del carcere, queste persone possano trovare un nuovo cammino fatto di conoscenza, autonomia e fiducia nel proprio futuro.

Un grazie di cuore a tutti i volontari e a chi ha donato: la vostra generosità è la prova concreta che la comunità sa accogliere e credere nel cambiamento.


Vuoi dare una mano anche tu?

Se desideri partecipare alle prossime raccolte o diventare volontario AVOC, scrivici.
Ogni gesto, anche il più piccolo, può aprire una porta verso il futuro di qualcuno.