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COOP “Dona la Spesa”: un gesto concreto per sostenere il diritto allo studio anche in carcere

di Maria Caterina Bombarda

Anche quest’anno AVoC rinnova la propria partecipazione all’iniziativa di Coop “Dona la Spesa – Materiale Scolastico”, un appuntamento importante che ci permette di raccogliere materiali utili per sostenere i percorsi scolastici delle persone detenute presso la Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna.

La raccolta si svolgerà sabato 12 settembre, dalle ore 8:30 alle 13:00, presso la Coop di Villanova di Castenaso. Invitiamo tutti i cittadini che vorranno sostenerci a partecipare facendo la spesa e donando alcuni prodotti di cancelleria: penne, matite, quaderni, quadernoni e tutto ciò che può essere utile per frequentare la scuola.

Un gesto semplice, ma dal grande valore: dietro ogni penna e ogni quaderno c’è infatti la possibilità concreta di riaprire un percorso di crescita e di formazione.

Molte delle persone che entrano in carcere portano con sé storie di fragilità e percorsi scolastici interrotti. Non sono poche le persone detenute che non hanno avuto la possibilità di completare gli studi dell’obbligo o di accedere a una formazione continua. Per questo la scuola in carcere rappresenta una straordinaria opportunità: può diventare uno spazio di riscatto, di consapevolezza e di costruzione di un futuro diverso.

Il carcere, infatti, non deve essere soltanto il luogo dell’espiazione della pena, ma anche un luogo dove possono nascere nuove possibilità. Riprendere gli studi, conseguire un titolo, imparare nuove competenze significa recuperare fiducia nelle proprie capacità e prepararsi a un nuovo inserimento nella società.

In questo percorso un ruolo fondamentale è svolto dagli insegnanti e dalle insegnanti che ogni giorno entrano negli istituti penitenziari portando competenza, attenzione e umanità. Come accade nelle scuole per bambini e ragazzi, anche per giovani adulti e adulti la relazione educativa può rappresentare una preziosa occasione di cambiamento.

La cultura e l’istruzione sono strumenti di libertà e di speranza, anche nei luoghi più marginali. Sostenere la raccolta “Dona la Spesa – Materiale Scolastico” significa credere che ogni persona debba avere la possibilità di imparare, crescere e costruire nuove opportunità.

Come partecipare

📚 Sabato 12 settembre
Dalle ore 8:30 alle 13:00
📍 Coop di Villanova di Castenaso

Ai cittadini chiediamo di partecipare facendo la spesa e donando materiale scolastico.
Ai nostri volontari chiediamo invece di unirsi a noi per garantire la presenza durante tutta la mattinata e contribuire alla buona riuscita dell’iniziativa.

Per organizzare al meglio i turni dei volontari è possibile comunicare la propria disponibilità compilando il file dedicato:
https://docs.google.com/spreadsheets/d/1Q11iAi2v6FaDCdpsdXG6RnY9GzClNjZNrTOldHlfZos/edit?usp=sharing

Grazie a tutte e tutti coloro che vorranno esserci e sostenere questo importante progetto. Ogni contributo, anche piccolo, può diventare un’opportunità di crescita per chi sta affrontando un percorso di cambiamento.

Sostieni AVoC con il 5×1000

Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare a chi deve ancora presentare la dichiarazione dei redditi la possibilità di destinare il proprio 5×1000 ad AVoC – Associazione Volontari Carcere ODV.

È un gesto semplice, che non costa nulla, ma che per la nostra Associazione rappresenta un aiuto fondamentale per continuare a realizzare progetti, sostenere le persone detenute e accompagnare i loro percorsi di reinserimento.

Per destinare il 5×1000 ad AVoC è sufficiente inserire nello spazio “Codice Fiscale del beneficiario” il codice:

92034280377

Grazie di cuore a chi sceglie di camminare al nostro fianco e a chi continua a credere che anche attraverso la scuola, la cultura e la solidarietà sia possibile costruire nuove strade.

Matrimoni dietro le sbarre: storie di amore, dignità e scelte coraggiose

Sì, è possibile sposarsi in carcere. E può succedere che i due sposi decidano di proferire il grande “si, lo voglio” anche in un contesto un po’ insolito e meno romantico, come una saletta della Casa circondariale.

Non solo burocrazia, ma una scelta potente

Il matrimonio in carcere non è solo un atto burocratico. È una scelta potente. A volte è il desiderio di consolidare un legame che ha retto nonostante tutto. Altre volte è un passo nuovo, nato proprio durante la detenzione. Sempre, però, è un modo per affermare qualcosa che il carcere non può togliere: la dignità delle relazioni, il diritto a una dimensione affettiva, il bisogno di essere riconosciuti come persone, non solo come condannati.

Una popolazione giovane e spesso sola

Al 31 dicembre scorso erano presenti in carcere circa 57.000 detenuti. Si tratta di una popolazione detenuta molto giovane (il 54% ha meno di 40 anni) e spesso senza una famiglia (il 39% è celibe/nubile), che non riesce ad usufruire di benefici ben più importanti, quali ad esempio le misure alternative al carcere.

Noi di A.Vo.C. – Associazione Volontari Carcere odv – lo sappiamo bene, perché da oltre 32 anni lavoriamo dentro le mura della casa circondariale di Bologna, a fianco di chi è privato della libertà personale. Così tra le tante cose che facciamo (ascolto, supporto, orientamento, vestiario, assistenza ai colloqui e molto altro), capita ogni tanto che qualcuna delle persone detenute di cui ci occupiamo, ci chieda di aiutare, affiancando la figura dell’educatore di riferimento e i familiari esterni, a organizzare il proprio matrimonio. Perché anche dietro le sbarre ci sono affetti veri, storie complicate, relazioni capaci di resistere persino al tempo e alla distanza.

Dietro le quinte di un matrimonio in carcere

Dietro ogni richiesta di matrimonio ci sono aspetti burocratici da affrontare: documenti da reperire, firme da autenticare, domande da scrivere. E persino bouquet, dolci, fiori e bevande da autorizzare all’ingresso. Sono piccoli aspetti che rendono speciale una giornata ordinaria, specialmente se – come spesso capita – la data del rito civile viene autorizzata in un giorno feriale e non festivo.

Essere presenti come volontari a dare un semplice aiuto, può forse apparire come un piccolo gesto di cortesia ma si rivela molto più di questo. Con pazienza, con attenzione, con la consapevolezza che non si tratta solo di “formalità”, ma di scelte che parlano di libertà interiore.

Un rito essenziale ma carico di significato

Certo, in un contesto come il carcere è difficile immaginare di ricostruire l’effetto scenico che hanno solitamente i matrimoni. Non c’è musica, non c’è boato degli amici/familiari, nessuna macchina che accompagni la futura sposa decorata con fiocchi, né il riso lanciato. Solo i due sposi con i familiari stretti attorno, un piccolo rinfresco autorizzato, un vestito messo da parte per l’occasione. Un “sì” detto in un contesto che tutto farebbe pensare tranne che alla festa. Eppure, proprio lì, spesso si percepisce qualcosa di autentico, una forte carica simbolica.

Seguire queste storie per noi non è solo parte del lavoro di volontariato. È anche un modo per ricordare che la pena non può mai cancellare l’umanità. La legge lo dice chiaramente: la pena deve tendere alla rieducazione e al rispetto della persona. E l’amore – in tutte le sue forme, pur imperfette, difficili, ma vitali – fa parte di questo rispetto.

Chi si sposa in carcere spesso lo fa con fatica, con emozione, con coraggio. A noi il compito di garantire che possa farlo con la dignità che ogni scelta d’amore merita.

Maria Caterina Bombarda, AVoC odv