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Inaugurato il caseificio Granarolo–FID alla Dozza: un nuovo passo verso lavoro e reinserimento

È stata una giornata significativa per la nostra associazione: all’interno della Casa circondariale della Dozza di Bologna è stato inaugurato il caseificio Granarolo–FID, un progetto che rappresenta una vera pietra miliare nel nostro impegno per promuovere lavoro, dignità e opportunità concrete di reinserimento.

Dopo cinque anni di inattività, il caseificio torna operativo con un obiettivo chiaro: offrire percorsi professionali a persone detenute, contribuendo a costruire un futuro diverso. A regime, il progetto darà lavoro a sei detenuti (attualmente tre già assunti), affiancati da 18 volontari Avoc.

🎥 È possibile vedere il video di presentazione della giornata qui:
https://www.youtube.com/watch?v=CuGRu6jC9Kc

I numeri del progetto
Il caseificio lavorerà circa 800 quintali di latte all’anno, donato dalla cooperativa Gran Latte e trasformato grazie alla collaborazione con Granarolo. La produzione sarà dedicata alle caciotte, destinate alla vendita nei circuiti Coop Alleanza 3.0 e nelle mense Camst.

Dietro questi numeri ci sono storie, percorsi e possibilità concrete di cambiamento. Il lavoro si conferma ancora una volta uno strumento fondamentale di riabilitazione e reinserimento sociale.

Durante l’inaugurazione è emerso con chiarezza un messaggio importante: anche una sola vita cambiata giustifica l’impegno collettivo. Questo progetto dimostra che costruire opportunità è possibile, anche nei contesti più complessi.

Allo stesso tempo, resta una riflessione aperta: sono ancora pochi i detenuti che hanno accesso al lavoro. Iniziative come questa indicano però una strada concreta da percorrere e rafforzare.

Il valore dei volontari
Un ringraziamento speciale va a tutti i volontari che, con fiducia ed entusiasmo, hanno scelto di sostenere questa iniziativa fin dall’inizio. Il loro contributo è stato ed è fondamentale per rendere possibile tutto questo.

Continuiamo insieme a costruire, passo dopo passo, percorsi di dignità, responsabilità e speranza.

Dalla Dozza alla Tanzania: gli astucci che uniscono donne e ragazze

A inizio agosto 2025 sono stati distribuiti i kit scolastici realizzati dalle detenute del laboratorio di cucito e uncinetto della Casa circondariale di Bologna. Una storia di solidarietà che attraversa i confini.

Ragazze dell’Associazione Amici Mondo Indiviso (AMI) con i bambini del centro sociale

Dopo mesi di impegno, creatività e lavoro condiviso, a inizio agosto 2025 sono stati distribuiti gli astucci realizzati dalle donne detenute del carcere Dozza. Si tratta di un traguardo importante per il laboratorio di cucito e uncinetto, uno spazio che non è solo produzione di oggetti ma soprattutto occasione di incontro, di crescita personale e di restituzione alla comunità.

Il laboratorio, riavviato dall’Associazione Avoc odv nell’autunno del 2023 dopo la lunga interruzione dovuta alla pandemia, coinvolge attualmente 12 donne nel cucito e 9 nell’uncinetto. Qui si imparano tecniche pratiche, si riparano abiti, si recuperano materiali per ridurre sprechi e rifiuti, ma soprattutto si coltiva un clima di accoglienza e serenità che dà valore al tempo vissuto insieme.

Negli ultimi due anni il gruppo ha portato avanti attività significative:

  • la partecipazione a un defilé sul riuso e lo “spreco zero”, in collaborazione con DressAgain e Gomito a gomito;
  • la produzione di 75 quadratoni all’uncinetto per la grande coperta di “W Vittoria” a Ferrara, durante le giornate di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne;
  • la preparazione dei pacco-dono natalizi (borse, sciarpe, cappelli, piccoli giochi da tavolo), insieme al laboratorio maschile di piccola falegnameria, destinati alla casa di accoglienza L’Arca della Misericordia.
La solidarietà che attraversa i confini

Il passo successivo è stato ancora più ambizioso: la preparazione di un kit scolastico (borsa, astucci, pochette, portaocchiali) per sostenere il progetto in Tanzania dell’associazione Amici Mondo Indiviso (AMI), che promuove l’istruzione femminile attraverso borse di studio universitarie e liceali per ragazze indigenti.

Gli astucci prodotti alla Dozza sono destinati alle studentesse dello studentato di Mwanza – già casa per 17 ragazze universitarie, in gran parte future professioniste sanitarie – e ai bambini del centro sociale di AMI, che accoglie una sessantina di giovani della periferia.

A portarli in Tanzania è stato, ad agosto, un gruppo di ragazze italiane in partenza per un mese di esperienza missionaria. Gli astucci e gli altri oggetti realizzati nel laboratorio non sono semplici prodotti: diventano un ponte di solidarietà, che collega le donne della Dozza a ragazze e bambini dall’altra parte del mondo.

Questa consegna di metà luglio 2025 rappresenta molto più di un traguardo operativo: è la testimonianza che anche dentro le mura di un carcere si può generare cura, dignità e futuro condiviso.

Maria Caterina Bombarda

🎶 Ritmi in Gioco: un’estate a tempo di body percussion!

Si è appena conclusa un’esperienza che ci ha riempito di energia e sorrisi: il laboratorio di body percussion “Ritmi in Gioco”, organizzato da AVOC in collaborazione con la Cooperativa Società Dolce nell’ambito del progetto TPR Area 2 presentato lo scorso gennaio.

Presso la Casa circondariale “Dozza” di Bologna, un gruppo di giovani ragazzi tra i 21 e i 25 anni si è messo in gioco, letteralmente, imparando a suonare assieme gli strumenti musicali (tra cui congas, cembali, campanacci e timpani), e a trasformare il proprio corpo in uno strumento musicale. Con mani, piedi, voce e un pizzico di creatività, grazie al docente percussionista Manuele Preti, abbiamo esplorato insieme i suoni e le possibilità infinite della body percussion, affiancandola all’uso di strumenti a percussione tradizionali.

Il percorso, strutturato in incontri da due ore durante i mesi di luglio e agosto, è stato un mix di tecnica e divertimento: abbiamo imparato la notazione ritmica di base, sperimentato sequenze individuali e di gruppo, scoperto la magia della poliritmia, con più ritmi che si intrecciano contemporaneamente, e infine creato composizioni originali che abbiamo eseguito tutti insieme. Non solo: più volte è capitato che i ragazzi scendessero per il laboratorio in aula pedagogica portando addirittura le proprie composizioni musicali da suonare e ritmare in gruppo.

Molto più della musica!

Oltre alla musica, c’è stato molto altro: ascolto reciproco, coordinazione, collaborazione e, soprattutto, il piacere di condividere un’attività che unisce e fa sentire parte di un gruppo.

Per molti è stato il primo approccio alla musica “da dentro”, senza spartiti complicati o strumenti costosi, solo con ciò che abbiamo sempre a disposizione: noi stessi. E il risultato? Una carica di entusiasmo che ci porteremo dietro a lungo.

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti, al formatore, al coordinamento dei mediatori di Cooperativa Società Dolce e a chi ha reso possibile questo laboratorio. I ritmi restano nelle mani e nei piedi… ma soprattutto nei cuori! ❤️🥁

Matrimoni dietro le sbarre: storie di amore, dignità e scelte coraggiose

Sì, è possibile sposarsi in carcere. E può succedere che i due sposi decidano di proferire il grande “si, lo voglio” anche in un contesto un po’ insolito e meno romantico, come una saletta della Casa circondariale.

Non solo burocrazia, ma una scelta potente

Il matrimonio in carcere non è solo un atto burocratico. È una scelta potente. A volte è il desiderio di consolidare un legame che ha retto nonostante tutto. Altre volte è un passo nuovo, nato proprio durante la detenzione. Sempre, però, è un modo per affermare qualcosa che il carcere non può togliere: la dignità delle relazioni, il diritto a una dimensione affettiva, il bisogno di essere riconosciuti come persone, non solo come condannati.

Una popolazione giovane e spesso sola

Al 31 dicembre scorso erano presenti in carcere circa 57.000 detenuti. Si tratta di una popolazione detenuta molto giovane (il 54% ha meno di 40 anni) e spesso senza una famiglia (il 39% è celibe/nubile), che non riesce ad usufruire di benefici ben più importanti, quali ad esempio le misure alternative al carcere.

Noi di A.Vo.C. – Associazione Volontari Carcere odv – lo sappiamo bene, perché da oltre 32 anni lavoriamo dentro le mura della casa circondariale di Bologna, a fianco di chi è privato della libertà personale. Così tra le tante cose che facciamo (ascolto, supporto, orientamento, vestiario, assistenza ai colloqui e molto altro), capita ogni tanto che qualcuna delle persone detenute di cui ci occupiamo, ci chieda di aiutare, affiancando la figura dell’educatore di riferimento e i familiari esterni, a organizzare il proprio matrimonio. Perché anche dietro le sbarre ci sono affetti veri, storie complicate, relazioni capaci di resistere persino al tempo e alla distanza.

Dietro le quinte di un matrimonio in carcere

Dietro ogni richiesta di matrimonio ci sono aspetti burocratici da affrontare: documenti da reperire, firme da autenticare, domande da scrivere. E persino bouquet, dolci, fiori e bevande da autorizzare all’ingresso. Sono piccoli aspetti che rendono speciale una giornata ordinaria, specialmente se – come spesso capita – la data del rito civile viene autorizzata in un giorno feriale e non festivo.

Essere presenti come volontari a dare un semplice aiuto, può forse apparire come un piccolo gesto di cortesia ma si rivela molto più di questo. Con pazienza, con attenzione, con la consapevolezza che non si tratta solo di “formalità”, ma di scelte che parlano di libertà interiore.

Un rito essenziale ma carico di significato

Certo, in un contesto come il carcere è difficile immaginare di ricostruire l’effetto scenico che hanno solitamente i matrimoni. Non c’è musica, non c’è boato degli amici/familiari, nessuna macchina che accompagni la futura sposa decorata con fiocchi, né il riso lanciato. Solo i due sposi con i familiari stretti attorno, un piccolo rinfresco autorizzato, un vestito messo da parte per l’occasione. Un “sì” detto in un contesto che tutto farebbe pensare tranne che alla festa. Eppure, proprio lì, spesso si percepisce qualcosa di autentico, una forte carica simbolica.

Seguire queste storie per noi non è solo parte del lavoro di volontariato. È anche un modo per ricordare che la pena non può mai cancellare l’umanità. La legge lo dice chiaramente: la pena deve tendere alla rieducazione e al rispetto della persona. E l’amore – in tutte le sue forme, pur imperfette, difficili, ma vitali – fa parte di questo rispetto.

Chi si sposa in carcere spesso lo fa con fatica, con emozione, con coraggio. A noi il compito di garantire che possa farlo con la dignità che ogni scelta d’amore merita.

Maria Caterina Bombarda, AVoC odv

Sussidi e regali: il Natale di solidarietà di Avoc

Al via il Natale di solidarietà da parte dei volontari dell’Associazione volontari carcere A.Vo.C. Tra l’elargizione annuale dei sussidi ai ristretti e gli accessori, prodotti dalle detenute della sezione femminile della Dozza, le occasioni di prossimità moltiplicano la generosità.

Aiutare i poveri “dentro”

Come ogni anno, in occasione delle Festività Natalizie, il Consiglio direttivo dell’Associazione ha disposto un bonifico di 2.500 euro alla Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna, da distribuire tra le persone detenute che hanno più difficoltà economiche. Un piccolo aiuto di 15 euro da assegnare a chi ha un conto con un saldo inferiore ai 15 euro, al fine di permettere loro di comprare una scheda telefonica o scrivere ai propri familiari lontani.

Una iniziativa che A.Vo.C sostiene da tempo, anche grazie al contributo della Chiesa di Bologna e del card. Matteo Zuppi, per elargire 4 volte all’anno dei sussidi di solidarietà destinati alle persone indigenti.

Senza dimenticarsi dei poveri fuori

Ma la vera generosità è uno scambio dalle conseguenze imprevedibili. In questo caso i semi generativi della riconoscenza per il bene ricevuto, da donare a chi è più in difficoltà, proviene proprio dalle detenute che partecipano al laboratorio di cucito del carcere bolognese.

In questi mesi le donne ristrette nel carcere femminile della Dozza di Bologna, che partecipano al laboratorio di cucito e uncinetto coordinato da Anna Rita Di Marco, hanno prodotto una quarantina di accessori (tra borsine e sacchetti per uomini e donne) da destinare ai poveri. Il tutto verrà donato in questi giorni tramite l’Associazione Arca della Misericordia che da oltre 30 anni si occupa di persone in povertà estrema. Chi sono? Persone a cui la vita ha riservato un destino complicato, spesso più doloroso, che hanno perso quasi tutto, casa, affetti, dignità e speranza.

E’ sorprendente come certi destini, tra chi è in carcere e chi fuori, trovino modalità impensabili di incrociarsi e, a volte, aiutarsi reciprocamente.