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ALMENO QUELLO CHE GIÀ C’È…

Comunicato stampa sul trasferimento di giovani detenuti presso il carcere “Dozza” di Bologna

La notizia del trasferimento al carcere della Dozza di giovani adulti dell’Istituto Penale Minorile ‘Siciliani’ (Pratello), assieme ad altri giovani provenienti da altre carceri del Paese, con conseguente impatto riorganizzativo sulla struttura ospitante e soprattutto sulle persone ospitate, ci inquieta insieme a loro e ci riempie di preoccupazione.

Mentre ci risulta certa e già avvenuta la firma del provvedimento da parte del Ministro Nordio, la scarsità d’informazioni su quello che succederà e sulle modalità di attuazione ci sollecita a far sentire la nostra voce.

Non siamo dentro i processi decisionali, ma siamo dentro il contesto che si occupa stabilmente e con modalità varie del fatto che il periodo della detenzione per ciascuno, giovane o adulto, corrisponda alla realizzazione del dettato della Costituzione Italiana con particolare riferimento all’art.27.

Ci occupiamo di accoglienza, cura, scuola, formazione, lavoro, tempo libero, cultura, rapporti parentali… attraverso percorsi di accompagnamento delle persone in vista di una rigenerazione che dia senso al tempo della loro restrizione e sia significativa per un futuro buono, nella convinzione che la sicurezza della società è garantita soprattutto da persone pienamente consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri: tutti cittadini, nessuno escluso, a maggior ragione quelli con riduzione attuale della libertà personale.

I trasferimenti non sono necessariamente provvedimenti negativi, ma è impensabile e ingiusto che i criteri per realizzarli si fondino esclusivamente sulle quantità delle persone da trasferire e sui metri quadrati disponibili (anche non disponibili!!!). Gli stessi trasferimenti interni comportano costi umani oltre che organizzativi.

Le persone non sono entità da prelevare nella loro singolarità da un ambiente e da immettere in un altro, disinteressandosi del contesto vitale che fin qui li ha sostenuti e delle proposte di accoglienza e di accompagnamento che si possono offrire nel nuovo inserimento.

Sulla ricchezza di opportunità attualmente a disposizione delle istituzioni penitenziarie cui facciamo riferimento ci sono investimenti importanti in termini di risorse, competenze, persone dedicate. Non solo le città sede di carcere e le Istituzioni varie, ma anche organismi privati sono coinvolti per garantire continuità e spessore ad azioni di costruzione dell’agio delle persone ristrette. C’è una convinzione che collega tutto questo dispiegarsi di potenzialità: il carcere è società e questo mette in campo ed esige una reciproca responsabilità. Restituire alla società una persona che, dopo la detenzione, abbia goduto di percorsi formativi, lavorativi, appreso relazioni sane è un ‘vantaggio’ per l’intera società. 

D’altro canto, negare o interrompere tali opportunità attuando solo interventi contenitivi, oltre a disumanizzare la persona detenuta, disumanizza l’intera società.

In particolare, per usare le parole del presidente Mattarella: “I detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti” (dal Discorso di fine anno 2024 del presidente Sergio Mattarella).

Se ovviamente è compito dell’Amministrazione competente – e non di altri – programmare, decidere, attuare, riteniamo che eludere completamente la comunità civile che opera nelle carceri, oltre che irriguardoso, sia anche scarsamente efficace e poco lungimirante.

Chiediamo all’Amministrazione penitenziaria che alle persone in procinto di essere trasferite siano garantite ospitalità adeguata e continuità dei percorsi di cui hanno fruito precedentemente, creando anche le condizioni perché tutto questo sia possibile.

Immaginiamo che perché questo sia realizzabile serva anche del tempo: noi garantiamo la massima disponibilità di collaborazione e anche di ricerca di ulteriori mezzi per far ”atterrare” un progetto sensato per tutti. Sì, perché di progetto si deve parlare e, in ogni caso, ad un progetto occorre mettere mano. Rispettoso della dignità delle persone.

Noi, operatori e volontari che lavorano negli Istituti di pena e sul territorio, divulgheremo questi pensieri, le nostre reti sono ricche di contatti: non accontentatevi del semplice potere che avete di andare avanti comunque. I rapporti di forza non costruiscono mai “cose” buone e durature. «Ciò che viene costruito sul fondamento della forza e non sulla verità riguardo alla pari dignità di ogni essere umano incomincia male e finirà male» (papa Francesco ai vescovi USA 10.02.2025).

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Acli Provinciali di Bologna APS

Albero di Cirene

Associazione C.I.M.F.M.

AvoC (Ass.Volontari Carcere)

Cappellania Carcere ‘R.D’Amato’

Cefal

Coordinamento Carcere Navile

IIPLE

L’AltroDiritto

Liberi di Studiare

Liberi dentro – Eduradio

Penny Wirton Faenza

Poggeschi per il carcere

Osteria Formativa Brigata del Pratello

Sport libera tutti

UISP

Uva passa

Lista in aggiornamento

Sussidi e regali: il Natale di solidarietà di Avoc

Al via il Natale di solidarietà da parte dei volontari dell’Associazione volontari carcere A.Vo.C. Tra l’elargizione annuale dei sussidi ai ristretti e gli accessori, prodotti dalle detenute della sezione femminile della Dozza, le occasioni di prossimità moltiplicano la generosità.

Aiutare i poveri “dentro”

Come ogni anno, in occasione delle Festività Natalizie, il Consiglio direttivo dell’Associazione ha disposto un bonifico di 2.500 euro alla Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna, da distribuire tra le persone detenute che hanno più difficoltà economiche. Un piccolo aiuto di 15 euro da assegnare a chi ha un conto con un saldo inferiore ai 15 euro, al fine di permettere loro di comprare una scheda telefonica o scrivere ai propri familiari lontani.

Una iniziativa che A.Vo.C sostiene da tempo, anche grazie al contributo della Chiesa di Bologna e del card. Matteo Zuppi, per elargire 4 volte all’anno dei sussidi di solidarietà destinati alle persone indigenti.

Senza dimenticarsi dei poveri fuori

Ma la vera generosità è uno scambio dalle conseguenze imprevedibili. In questo caso i semi generativi della riconoscenza per il bene ricevuto, da donare a chi è più in difficoltà, proviene proprio dalle detenute che partecipano al laboratorio di cucito del carcere bolognese.

In questi mesi le donne ristrette nel carcere femminile della Dozza di Bologna, che partecipano al laboratorio di cucito e uncinetto coordinato da Anna Rita Di Marco, hanno prodotto una quarantina di accessori (tra borsine e sacchetti per uomini e donne) da destinare ai poveri. Il tutto verrà donato in questi giorni tramite l’Associazione Arca della Misericordia che da oltre 30 anni si occupa di persone in povertà estrema. Chi sono? Persone a cui la vita ha riservato un destino complicato, spesso più doloroso, che hanno perso quasi tutto, casa, affetti, dignità e speranza.

E’ sorprendente come certi destini, tra chi è in carcere e chi fuori, trovino modalità impensabili di incrociarsi e, a volte, aiutarsi reciprocamente.  

Associazione volontari del carcere

“ASSOCIAZIONE VOLONTARI CARCERE” – A.Vo.C./ONLUS

Bologna, 16/09/2015

Cari amici,

Giovedì 24 settembre alle ore 18,30

nella nostra sede presso la parrocchia dell’Annunziata

si terrà l’assemblea mensile con il seguente ordine del giorno:

  • proposte ed eventuali critiche dei soci circa le iniziative dell’associazione;
  • programmazione degli interventi dell’AVoC all’interno della Dozza;
  • varie ed eventuali.

Data l’importanza dell’o.d.g. vi prego tutti di voler essere presenti