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🎶 Ritmi in Gioco: un’estate a tempo di body percussion!

Si è appena conclusa un’esperienza che ci ha riempito di energia e sorrisi: il laboratorio di body percussion “Ritmi in Gioco”, organizzato da AVOC in collaborazione con la Cooperativa Società Dolce nell’ambito del progetto TPR Area 2 presentato lo scorso gennaio.

Presso la Casa circondariale “Dozza” di Bologna, un gruppo di giovani ragazzi tra i 21 e i 25 anni si è messo in gioco, letteralmente, imparando a suonare assieme gli strumenti musicali (tra cui congas, cembali, campanacci e timpani), e a trasformare il proprio corpo in uno strumento musicale. Con mani, piedi, voce e un pizzico di creatività, grazie al docente percussionista Manuele Preti, abbiamo esplorato insieme i suoni e le possibilità infinite della body percussion, affiancandola all’uso di strumenti a percussione tradizionali.

Il percorso, strutturato in incontri da due ore durante i mesi di luglio e agosto, è stato un mix di tecnica e divertimento: abbiamo imparato la notazione ritmica di base, sperimentato sequenze individuali e di gruppo, scoperto la magia della poliritmia, con più ritmi che si intrecciano contemporaneamente, e infine creato composizioni originali che abbiamo eseguito tutti insieme. Non solo: più volte è capitato che i ragazzi scendessero per il laboratorio in aula pedagogica portando addirittura le proprie composizioni musicali da suonare e ritmare in gruppo.

Molto più della musica!

Oltre alla musica, c’è stato molto altro: ascolto reciproco, coordinazione, collaborazione e, soprattutto, il piacere di condividere un’attività che unisce e fa sentire parte di un gruppo.

Per molti è stato il primo approccio alla musica “da dentro”, senza spartiti complicati o strumenti costosi, solo con ciò che abbiamo sempre a disposizione: noi stessi. E il risultato? Una carica di entusiasmo che ci porteremo dietro a lungo.

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti, al formatore, al coordinamento dei mediatori di Cooperativa Società Dolce e a chi ha reso possibile questo laboratorio. I ritmi restano nelle mani e nei piedi… ma soprattutto nei cuori! ❤️🥁

Matrimoni dietro le sbarre: storie di amore, dignità e scelte coraggiose

Sì, è possibile sposarsi in carcere. E può succedere che i due sposi decidano di proferire il grande “si, lo voglio” anche in un contesto un po’ insolito e meno romantico, come una saletta della Casa circondariale.

Non solo burocrazia, ma una scelta potente

Il matrimonio in carcere non è solo un atto burocratico. È una scelta potente. A volte è il desiderio di consolidare un legame che ha retto nonostante tutto. Altre volte è un passo nuovo, nato proprio durante la detenzione. Sempre, però, è un modo per affermare qualcosa che il carcere non può togliere: la dignità delle relazioni, il diritto a una dimensione affettiva, il bisogno di essere riconosciuti come persone, non solo come condannati.

Una popolazione giovane e spesso sola

Al 31 dicembre scorso erano presenti in carcere circa 57.000 detenuti. Si tratta di una popolazione detenuta molto giovane (il 54% ha meno di 40 anni) e spesso senza una famiglia (il 39% è celibe/nubile), che non riesce ad usufruire di benefici ben più importanti, quali ad esempio le misure alternative al carcere.

Noi di A.Vo.C. – Associazione Volontari Carcere odv – lo sappiamo bene, perché da oltre 32 anni lavoriamo dentro le mura della casa circondariale di Bologna, a fianco di chi è privato della libertà personale. Così tra le tante cose che facciamo (ascolto, supporto, orientamento, vestiario, assistenza ai colloqui e molto altro), capita ogni tanto che qualcuna delle persone detenute di cui ci occupiamo, ci chieda di aiutare, affiancando la figura dell’educatore di riferimento e i familiari esterni, a organizzare il proprio matrimonio. Perché anche dietro le sbarre ci sono affetti veri, storie complicate, relazioni capaci di resistere persino al tempo e alla distanza.

Dietro le quinte di un matrimonio in carcere

Dietro ogni richiesta di matrimonio ci sono aspetti burocratici da affrontare: documenti da reperire, firme da autenticare, domande da scrivere. E persino bouquet, dolci, fiori e bevande da autorizzare all’ingresso. Sono piccoli aspetti che rendono speciale una giornata ordinaria, specialmente se – come spesso capita – la data del rito civile viene autorizzata in un giorno feriale e non festivo.

Essere presenti come volontari a dare un semplice aiuto, può forse apparire come un piccolo gesto di cortesia ma si rivela molto più di questo. Con pazienza, con attenzione, con la consapevolezza che non si tratta solo di “formalità”, ma di scelte che parlano di libertà interiore.

Un rito essenziale ma carico di significato

Certo, in un contesto come il carcere è difficile immaginare di ricostruire l’effetto scenico che hanno solitamente i matrimoni. Non c’è musica, non c’è boato degli amici/familiari, nessuna macchina che accompagni la futura sposa decorata con fiocchi, né il riso lanciato. Solo i due sposi con i familiari stretti attorno, un piccolo rinfresco autorizzato, un vestito messo da parte per l’occasione. Un “sì” detto in un contesto che tutto farebbe pensare tranne che alla festa. Eppure, proprio lì, spesso si percepisce qualcosa di autentico, una forte carica simbolica.

Seguire queste storie per noi non è solo parte del lavoro di volontariato. È anche un modo per ricordare che la pena non può mai cancellare l’umanità. La legge lo dice chiaramente: la pena deve tendere alla rieducazione e al rispetto della persona. E l’amore – in tutte le sue forme, pur imperfette, difficili, ma vitali – fa parte di questo rispetto.

Chi si sposa in carcere spesso lo fa con fatica, con emozione, con coraggio. A noi il compito di garantire che possa farlo con la dignità che ogni scelta d’amore merita.

Maria Caterina Bombarda, AVoC odv

Maria Caterina Bombarda

Presidente di A.Vo.C. ODV

Sono una giornalista freelance da molti anni, con una forte passione per i temi sociali e un’attenzione particolare al mondo del carcere. Mi occupo di comunicazione, formazione e progettazione culturale, cercando sempre di creare connessioni tra le persone e il territorio.

Dall’ottobre 2024 sono Presidente di A.Vo.C., dove coordino le attività dell’associazione, il lavoro dei volontari e la pianificazione degli incontri e degli eventi. Negli anni ho maturato esperienze sia come redattrice che come coordinatrice di progetti educativi in carcere, collaborando con scuole, enti pubblici e realtà del terzo settore.

Credo nel potere delle parole, dell’ascolto e della cura delle relazioni, e metto queste competenze a disposizione della nostra comunità di volontari.


Esperienze principali:

  • Giornalista radio-televisiva e redattrice per testate come Il Regno, La Civiltà Cattolica, Radio Vaticana, Liberi Dentro EduRadio&TV
  • Coordinatrice di progetti educativi e culturali in carcere (laboratori, eventi, dialogo interreligioso)
  • Mentor nelle scuole e formatrice su temi di inclusione, diritti e giustizia sociale
  • Collaboratrice presso l’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna
  • Esperienza in comunicazione istituzionale e uffici stampa

Formazione:

  • Laurea magistrale in Comunicazione pubblica e giornalistica – Università di Bologna
  • Master in Editoria – Università di Verona

Diventa volontariə con AVoC!

Ogni anno apriamo le porte a un piccolo gruppo di nuovə volontariə, per costruire una squadra unita e garantire un’esperienza davvero significativa.
I posti sono limitati, anche per garantire un servizio affiatato e di affiancamento tra volontariə nuovə ed espertə : per questo a novembre, prima di iniziare la formazione, facciamo dei colloqui con chi vuole unirsi a noi.

Vogliamo conoscerti e capire insieme se questo percorso fa per te!


🔍 Cosa cerchiamo

Per partecipare al progetto è necessario:

  • ✅ Avere almeno 18 anni
  • ✅ Non avere condanne penali o carichi pendenti
  • ✅ Garantire una disponibilità di almeno una volta alla settimana a impegnarsi nei gruppi che compongo i nostri servizi di volontariato anno
    (d’estate siamo più flessibili, soprattutto per chi non vive a Bologna)
  • ✅ Partecipare alle assemblee una volta al mese, alle riunioni del proprio gruppo di riferimento e alle varie attività e incontri di formazione

🌱 Come viviamo il volontariato

In AVoC ogni volontariə è parte attiva del progetto.
Crediamo nella partecipazione, nell’ascolto e nella condivisione.
Tutti possono proporre idee, organizzare attività e contribuire alla vita dell’associazione.

Inclusione per noi significa accogliere e valorizzare ogni persona:
non solo le persone detenute che incontriamo che incontriamo, ma anche chi sceglie di camminare con noi.


Vuoi unirti a noi?

Se ti rivedi in questi valori e vuoi metterti in gioco, ti aspettiamo ai colloqui di conoscenza.
Scrivici per ricevere tutte le informazioni!

Il Direttivo di AVoC

ALMENO QUELLO CHE GIÀ C’È…

Comunicato stampa sul trasferimento di giovani detenuti presso il carcere “Dozza” di Bologna

La notizia del trasferimento al carcere della Dozza di giovani adulti dell’Istituto Penale Minorile ‘Siciliani’ (Pratello), assieme ad altri giovani provenienti da altre carceri del Paese, con conseguente impatto riorganizzativo sulla struttura ospitante e soprattutto sulle persone ospitate, ci inquieta insieme a loro e ci riempie di preoccupazione.

Mentre ci risulta certa e già avvenuta la firma del provvedimento da parte del Ministro Nordio, la scarsità d’informazioni su quello che succederà e sulle modalità di attuazione ci sollecita a far sentire la nostra voce.

Non siamo dentro i processi decisionali, ma siamo dentro il contesto che si occupa stabilmente e con modalità varie del fatto che il periodo della detenzione per ciascuno, giovane o adulto, corrisponda alla realizzazione del dettato della Costituzione Italiana con particolare riferimento all’art.27.

Ci occupiamo di accoglienza, cura, scuola, formazione, lavoro, tempo libero, cultura, rapporti parentali… attraverso percorsi di accompagnamento delle persone in vista di una rigenerazione che dia senso al tempo della loro restrizione e sia significativa per un futuro buono, nella convinzione che la sicurezza della società è garantita soprattutto da persone pienamente consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri: tutti cittadini, nessuno escluso, a maggior ragione quelli con riduzione attuale della libertà personale.

I trasferimenti non sono necessariamente provvedimenti negativi, ma è impensabile e ingiusto che i criteri per realizzarli si fondino esclusivamente sulle quantità delle persone da trasferire e sui metri quadrati disponibili (anche non disponibili!!!). Gli stessi trasferimenti interni comportano costi umani oltre che organizzativi.

Le persone non sono entità da prelevare nella loro singolarità da un ambiente e da immettere in un altro, disinteressandosi del contesto vitale che fin qui li ha sostenuti e delle proposte di accoglienza e di accompagnamento che si possono offrire nel nuovo inserimento.

Sulla ricchezza di opportunità attualmente a disposizione delle istituzioni penitenziarie cui facciamo riferimento ci sono investimenti importanti in termini di risorse, competenze, persone dedicate. Non solo le città sede di carcere e le Istituzioni varie, ma anche organismi privati sono coinvolti per garantire continuità e spessore ad azioni di costruzione dell’agio delle persone ristrette. C’è una convinzione che collega tutto questo dispiegarsi di potenzialità: il carcere è società e questo mette in campo ed esige una reciproca responsabilità. Restituire alla società una persona che, dopo la detenzione, abbia goduto di percorsi formativi, lavorativi, appreso relazioni sane è un ‘vantaggio’ per l’intera società. 

D’altro canto, negare o interrompere tali opportunità attuando solo interventi contenitivi, oltre a disumanizzare la persona detenuta, disumanizza l’intera società.

In particolare, per usare le parole del presidente Mattarella: I detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti” (dal Discorso di fine anno 2024 del presidente Sergio Mattarella).

Se ovviamente è compito dell’Amministrazione competente – e non di altri – programmare, decidere, attuare, riteniamo che eludere completamente la comunità civile che opera nelle carceri, oltre che irriguardoso, sia anche scarsamente efficace e poco lungimirante.

Chiediamo all’Amministrazione penitenziaria che alle persone in procinto di essere trasferite siano garantite ospitalità adeguata e continuità dei percorsi di cui hanno fruito precedentemente, creando anche le condizioni perché tutto questo sia possibile.

Immaginiamo che perché questo sia realizzabile serva anche del tempo: noi garantiamo la massima disponibilità di collaborazione e anche di ricerca di ulteriori mezzi per far ”atterrare” un progetto sensato per tutti. Sì, perché di progetto si deve parlare e, in ogni caso, ad un progetto occorre mettere mano. Rispettoso della dignità delle persone.

Noi, operatori e volontari che lavorano negli Istituti di pena e sul territorio, divulgheremo questi pensieri, le nostre reti sono ricche di contatti: non accontentatevi del semplice potere che avete di andare avanti comunque. I rapporti di forza non costruiscono mai “cose” buone e durature. «Ciò che viene costruito sul fondamento della forza e non sulla verità riguardo alla pari dignità di ogni essere umano incomincia male e finirà male» (papa Francesco ai vescovi USA 10.02.2025).

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Acli Provinciali di Bologna APS

Albero di Cirene

Associazione C.I.M.F.M.

AvoC (Ass.Volontari Carcere)

Cappellania Carcere ‘R.D’Amato’

Cefal

Coordinamento Carcere Navile

IIPLE

L’AltroDiritto

Liberi di Studiare

Liberi dentro – Eduradio

Penny Wirton Faenza

Poggeschi per il carcere

Osteria Formativa Brigata del Pratello

Sport libera tutti

UISP

Uva passa

Lista in aggiornamento

Sussidi e regali: il Natale di solidarietà di Avoc

Al via il Natale di solidarietà da parte dei volontari dell’Associazione volontari carcere A.Vo.C. Tra l’elargizione annuale dei sussidi ai ristretti e gli accessori, prodotti dalle detenute della sezione femminile della Dozza, le occasioni di prossimità moltiplicano la generosità.

Aiutare i poveri “dentro”

Come ogni anno, in occasione delle Festività Natalizie, il Consiglio direttivo dell’Associazione ha disposto un bonifico di 2.500 euro alla Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna, da distribuire tra le persone detenute che hanno più difficoltà economiche. Un piccolo aiuto di 15 euro da assegnare a chi ha un conto con un saldo inferiore ai 15 euro, al fine di permettere loro di comprare una scheda telefonica o scrivere ai propri familiari lontani.

Una iniziativa che A.Vo.C sostiene da tempo, anche grazie al contributo della Chiesa di Bologna e del card. Matteo Zuppi, per elargire 4 volte all’anno dei sussidi di solidarietà destinati alle persone indigenti.

Senza dimenticarsi dei poveri fuori

Ma la vera generosità è uno scambio dalle conseguenze imprevedibili. In questo caso i semi generativi della riconoscenza per il bene ricevuto, da donare a chi è più in difficoltà, proviene proprio dalle detenute che partecipano al laboratorio di cucito del carcere bolognese.

In questi mesi le donne ristrette nel carcere femminile della Dozza di Bologna, che partecipano al laboratorio di cucito e uncinetto coordinato da Anna Rita Di Marco, hanno prodotto una quarantina di accessori (tra borsine e sacchetti per uomini e donne) da destinare ai poveri. Il tutto verrà donato in questi giorni tramite l’Associazione Arca della Misericordia che da oltre 30 anni si occupa di persone in povertà estrema. Chi sono? Persone a cui la vita ha riservato un destino complicato, spesso più doloroso, che hanno perso quasi tutto, casa, affetti, dignità e speranza.

E’ sorprendente come certi destini, tra chi è in carcere e chi fuori, trovino modalità impensabili di incrociarsi e, a volte, aiutarsi reciprocamente.  

Associazione volontari del carcere

“ASSOCIAZIONE VOLONTARI CARCERE” – A.Vo.C./ONLUS

Bologna, 16/09/2015

Cari amici,

Giovedì 24 settembre alle ore 18,30

nella nostra sede presso la parrocchia dell’Annunziata

si terrà l’assemblea mensile con il seguente ordine del giorno:

  • proposte ed eventuali critiche dei soci circa le iniziative dell’associazione;
  • programmazione degli interventi dell’AVoC all’interno della Dozza;
  • varie ed eventuali.

Data l’importanza dell’o.d.g. vi prego tutti di voler essere presenti